Commento al Vangelo

Commento al Vangelo. II Domenica di Quaresima – Anno C

La riflessione di Don Tiziano Galati

La Seconda Domenica di Quaresima è caratterizzata in tutti e tre i cicli liturgici dal mistero della Trasfigurazione, che si pone sempre dopo il primo annuncio della Passione (Lc 9,22-27), e di cui Gesù fa partecipi tre suoi discepoli: Pietro, Giacomo e Giovanni che poi saranno anche protagonisti della sua sofferenza fisica, morale, spirituale, psicologica nel giardino del Getsemani (cfr. Mt 26,37).

Nel racconto di Luca all’apparire dei due personaggi, identificati con Mosè ed Elia, l’evangelista dice espressamente che “parlavano del suo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme” (v.31b) con un chiaro riferimento al mistero pasquale, considerato necessario, dato l’utilizzo del verbo mellō. Mosè ed Elia, Legge e Profeti, hanno visto anticipatamente il destino di Cristo, Gesù stesso richiama questi due personaggi per aprire il cuore dei due di Emmaus alla comprensione del suo mistero pasquale (Lc 24,27) e rappresentano l’annuncio dell’Antico Testamento sul destino di Gesù. L’apparizione dei due personaggi “nella loro gloria” ci dice che la morte non sarà l’ultima pagina della vicenda di Gesù il cui aspetto nella Trasfigurazione viene mutato con caratteristiche della condizione celeste, riflesso dell’alterità divina, della gloria, della vittoria.

Questo è il destino dei cristiani, di coloro che, come dice l’apostolo Paolo alla comunità di Filippi, si ricordano che la loro patria è nei cieli e la terra, significata nell’espressione “il ventre è il loro dio”, non è l’ultimo orizzonte a cui guardare. Davanti all’evento della Trasfigurazione i discepoli sono colti dal sonno, lo stesso che coglie Abram mentre il Signore, nella figura di una fiaccola ardente, passa attraverso gli animali squartati per stipulare un’alleanza con Abram, secondo l’antico rituale dei trattati. Non è un sonno normale, naturale, ma un’esperienza che proviene da Dio, per evitare che l’uomo pensi di essere lui a provocare l’intervento di Dio o di potersi impossessare di questo dono per gestirlo a modo proprio; indica anche una sorta di terrore connesso con una teofania, con una manifestazione del divino.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico