Commento al Vangelo

Commento al Vangelo. III Domenica di Quaresima – Anno C

La riflessione di Don Tiziano Galati

A partire da questa Domenica, la Liturgia della Parola ci aiuterà a riflettere sulla dimensione della misericordia che ci dice qualcosa dell’identità di Dio. Nella pagina evangelica viene riportata a Gesù la notizia di un sacrilegio commesso da Ponzio Pilato che avrebbe mescolato il sangue di alcuni galilei insieme a quello dei sacrifici nel recinto del Santuario, e di sottofondo c’è la teologia rabbinica che stabiliva un rapporto tra crimine e punizione, tra peccato e malattia.

Gesù rifiuta il confronto e la logica causa-effetto e richiama i suoi interlocutori a pensare alla loro conversione, attraverso il cambiamento della persona del verbo che dalla terza passa alla seconda. Nella parabola che poi Gesù racconta sottolinea l’esigenza espressa nella sentenza – “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” (vv.3.5) – cioè quella di sfruttare il tempo della vita per convertirsi e portare frutto, approfittando della benevolenza del padrone che, in un primo momento, era rimasto veramente molto deluso dall’assenza dei frutti.

La storia diventa allora momento e occasione di conversione per l’uomo e di misericordia da parte di Dio, la stessa misericordia che ha portato Dio a osservare l’afflizione del popolo e ad ascoltare il grido della sofferenza. La stessa misericordia che si rivela nell’esperienza storica di Israele e che è inserita nel dinamismo del suo stesso nome. Dio si rivela non in un attributo, né in un sostantivo, ma in un verbo che è dinamicità e la cui radice significa “essere”.

Anche Paolo nella prima parte della Seconda Lettura richiama, attraverso alcuni particolari di ogni evento dell’esodo, il dinamismo della misericordia divina, che ha agito in favore dei padri, ma dice anche che a causa della loro infedeltà, Dio non si è compiaciuto di loro. Così come i padri, pur essendo stati spettatori di tanta misericordia, comunque non furono salvati per la loro infedeltà, così i cristiani di Corinto non devono pensare di essere arrivati ad un traguardo nella fede, a non accontentarsi del traguardo raggiunto nel cammino di fede, devono, invece, essere vigilanti per non cadere nell’idolatria, a cui è dedicato il capitolo 10 della 1 Lettera ai Corinzi.

Don Tiziano Galati
Responsabile dell’Apostolato Biblico
Ufficio Catechistico