Seconda puntata della rubrica che accompagna le celebrazioni giubilari nella Diocesi di Otranto. Appuntamento con Don Francesco Coluccia, delegato diocesano per la pastorale della salute e incaricato della Consulta. La riflessione è dedicata al Giubileo dei malati e degli operatori sanitari, in programma martedì 11 febbraio, in occasione della memoria della B.V.Maria di Lourdes e della XXXIII Giornata mondiale del malato.
Giornata Mondiale del Malato 2025. Tema: “La speranza non delude” (Rm 5,5) e ci rende forti nella tribolazione.
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Come interpretare la speranza nella sua relazione con la malattia? La speranza è anzitutto un esercizio nascosto nel cuore, permette di guardare al proprio futuro, apre al desiderio di guarigione, di positività, di rinnovamento.
La speranza è la compagna di chi soffre, genera nel cuore la lotta spirituale, il coraggio di ricominciare, la forza per rimettersi in piedi. Paolo mostra come la virtù della speranza mette in moto la forza di accettare le tribolazioni. L’Apostolo è segnato dalla croce di Cristo, che è potenza e sapienza di Dio. Le tribolazioni confermano nel nostro cuore la capacità di lottare e di reagire, di superare gli ostacoli, di ricominciare.
In questo senso Paolo può affermare in modo paradossale che la tribolazione genera pazienza, la pazienza genera la temperanza e la temperanza genera la speranza. Quattro termini importanti per la nostra riflessione spirituale e pastorale. Tribolazione, pazienza, speranza, temperanza: occorre interiorizzare questi termini che segnano il cammino di noi credenti e ci spingono a collaborare con la grazia di Dio nel vivere la consolazione, il servizio e la missione.
La Giornata Mondiale del Malato intende riproporre a tutti noi credenti la virtù della speranza che trae forza dal mistero pasquale di Cristo. La speranza schiude nuovi orizzonti e rende capaci di oltrepassare la prova del tempo. Dice Benedetto XVI nell’Enciclica Spe Salvi: “È importante sapere: io posso sempre ancora sperare, anche se per la mia vita o per il momento storico che sto vivendo apparentemente non ho più niente da sperare. Solo la grande speranza-certezza che, nonostante tutti i fallimenti, la mia vita personale e la storia nel suo insieme sono custodite nel potere indistruttibile dell’Amore e, grazie ad esso, hanno per esso un senso e un’importanza, solo una tale speranza può in quel caso dare ancora il coraggio di operare e di proseguire” (n. 35). Mons. Francesco Neri, arcivescovo di Otranto, nel messaggio per la nostra Diocesi in questa Giornata mondiale, ricorda che la malattia è una provocazione alla nostra capacità di sperare: la speranza che la malattia possa essere sconfitta o almeno che la malattia mostri un vantaggio diverso, superiore alla stessa salute e dinanzi a noi.
Allora è utile ricordare, a tal proposito, che la conversione di alcuni grandi santi come Francesco d’Assisi, Ignazio di Loyola e Teresa di Lisieux hanno trovato proprio nella malattia il contesto in cui dare un senso pieno di unione con il Signore nella propria esperienza di vita. Segni di speranza – come ci ha indicato Papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo 2025, “Spes non confundit” – andranno, quindi, offerti agli ammalati che si trovano a casa, in ospedale: le loro sofferenze possono trovare sollievo nella vicinanza di persone che li visitano e nell’affetto che ricevono. Le opere di misericordia sono anche opere di speranza che risvegliano nei cuori sentimenti di gratitudine. A tutti buona Giornata Mondiale del Malato, Buon Giubileo dei malati e degli operatori sanitari, in modo particolare nei nostri presìdi ospedalieri di Galatina e Scorrano. E buona festa della Madonna di Lourdes.