Lettera dell’Arcivescovo per il Tempo di Quaresima

La speranza della bellezza

Carissimi fratelli, carissime sorelle,

stiamo ormai camminando nell’anno giubilare dedicato alla speranza, e vorrei continuare a considerare alcune dimensioni di questa virtù. Dopo aver toccato il tema della verità, mi soffermo ora sulla speranza della bellezza.

«Tu sei bellezza»

L’uomo è attratto dalla bellezza, quella della creazione in cui è posto, dall’infinitamente grande del firmamento stellato e dall’infinitamente piccolo dell’atomo, dalle coreografie che gli uccelli tracciano volteggiando in cielo, dai colori e dai profumi dei fiori di campo. Tutto canta e grida di gioia!

L’uomo, poi, costruisce egli stesso bellezza, tanto negli ambiti della quotidianità, come la casa e il vestito, quanto con quella forma solamente umana di produzione che è l’arte, in ognuna delle sue articolazioni. L’arte nasce per cogliere e narrare il mistero di bellezza, che è seminato in tutte le cose e in tutte le situazioni.

Questo mistero è una via attraverso cui Dio ci attira a sé: «dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore» (Sap 13,5). Incontrare la bellezza è infatti fare l’esperienza di un’estasi, di una trascendenza, di un esodo da noi stessi incontro a quella realtà pienamente compiuta della quale andiamo in cerca. La bellezza è un sacramento di Dio, e quindi la massima bellezza è la teofania, l’evento in cui Dio si manifesta nella sua gloria. Gesù, il Figlio fatto uomo, è il culmine della teofania: «E noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14).

Francesco d’Assisi manifesta una sensibilità speciale verso tale aspetto del volto divino. Le Lodi di Dio Altissimo sono un’ammirata litania, una proclamazione adorante della divinità di Dio. «Tu sei santo, Tu sei grande, Tu sei forte» canta Francesco, e inanella per tutta la preghiera una serie di qualificazioni. Tra queste quella che viene proclamata due volte è «Tu sei bellezza!». La bellezza ritorna poi anche nel Cantico di frate Sole, dove il Creatore viene lodato quattro volte per la bellezza del sole, della luna, delle stelle, del fuoco. Più in generale, è un suo atteggiamento costante il saper salire dai riflessi all’origine della luce. San Bonaventura dice di lui che «contemplava nelle cose belle il Bellissimo e seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto: e di tutte le cose si faceva una scala per salire ad afferrare Colui che è tutto desiderabile» (Leggenda maggiore, 9,1).

Papa Francesco, nell’Enciclica sulla cura della casa comune, traccia anch’egli un itinerario che parte dalla bellezza della creazione nel suo insieme, sale alla bellezza dell’uomo e della donna, si focalizza sulla bellezza delle opere umane come quelle della tecnoscienza capace di produrre l’utile ma anche il bello. Dalla terra il nostro sguardo deve fissarsi infine nel cielo, dove «Maria vive con Gesù completamente trasfigurata, e tutte le creature cantano la sua bellezza. Nel suo corpo glorificato, insieme a Cristo risorto, parte della creazione ha raggiunto tutta la pienezza della sua bellezza» (Laudato si’, 241). Ciò che della bellezza è iniziato nel cosmo e nella storia, giungerà a compimento nell’eternità, quando «ci incontreremo faccia a faccia con l’infinita bellezza di Dio» (Laudato si’, 243).

La bellezza della santità

Il cammino della Quaresima in quest’anno giubilare dev’essere allora un’occasione per ravvivare il nostro desiderio di partecipare alla bellezza di Dio, che è espressione della sua santità, come insegna sant’Agostino, commentando la prima Lettera di san Giovanni: «Dio è la Bellezza. In che modo diventeremo belli? Amando lui, che è sempre bello. Più cresce in te l’amore, più cresce la bellezza: la carità è appunto la bellezza dell’anima» (IX, 9).

Ci soccorre l’ascesi dell’itinerario quaresimale. Quando Michelangelo aveva in mente il suo splendido David, accingendosi a scolpirlo, davanti a sé incontrava solo un blocco di marmo greve e grezzo. Ma la sua volontà e la sua ispirazione lo condussero a trarne fuori la magnifica figura che tutti conosciamo. Ora, attraverso la conversione, la penitenza, la lotta contro i difetti e i peccati, riporteremo verso la sua integrità la bellezza della santità, che ci è stata donata nel Battesimo.

La bellezza della misericordia

Oltre che di penitenza, la Quaresima è tempo di misericordia. Occorre allora imparare a cercare la bellezza dove sembrerebbe non essercene, piegarsi su tutti coloro che il mondo butta via tra gli scarti, sui vinti e sui miserabili, sugli umiliati e sugli offesi, e aiutarli a far emergere la loro bellezza. Intorno a noi possono esserci persone, che appaiono prive di bellezza perché in realtà nessuno le ha mai aiutate a scoprire la loro bellezza, nessuno – cioè – le ha mai amate. C’è questa intuizione dietro l’arte orientale del kintsugi, che insegna a non scartare ma a raccogliere i frantumi di ciò che si è rotto, e trasformare le fragilità in punti di forza e le fratture in una nuova forma estetica imprevedibile e stupefacente. Fabrizio De Andrè, in una sua canzone, ci ricorda che «dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior». L’amore sa cercare la bellezza anche lì dove non ci si aspetterebbe di trovarla, in ciò che è disprezzato e scartato. Questa è la logica che ha condotto Dio all’opera della redenzione.

Rivolgendosi agli artisti che celebravano il loro Giubileo a Roma, il 16 febbraio 2025, Papa Francesco ha ricordato che la loro missione è quella «non solo di creare bellezza, ma di rivelare la verità, la bontà e la bellezza nascoste nelle pieghe della storia, di dare voce a chi non ha voce, di trasformare il dolore in speranza». Questo appello dobbiamo sentirlo rivolto ad ognuno di noi. Attraverso le opere di misericordia quaresimali, siamo chiamati diventare tutti un po’ artisti, collaboratori del Creatore, facendoci strumento del suo disegno di amore verso ogni creatura.

Ci sostenga il fascino della bellezza di Cristo, che – come insegna sant’Agostino, commentando il Salmo 44 – caratterizza Gesù sempre, poiché essa scaturisce dall’amore: «Bello è Dio, Verbo presso Dio; bello nel seno della Vergine, dove non perdette la divinità e assunse l’umanità. È bello in cielo, bello in terra; bello nel seno, bello nelle braccia dei genitori: bello nei miracoli, bello nei supplizi; bello nell’invitare alla vita, bello nel non curarsi della morte, bello nell’abbandonare la vita e bello nel riprenderla; bello nella croce, bello nel sepolcro, bello nel cielo».

+ Francesco Neri OFMCap
Arcivescovo di Otranto