Nell’esperienza umana, il mistero della malattia ha sempre qualcosa di sacro, ha cioè a che fare con il trascendente che irrompe nella realtà. Qual è l’origine della malattia del corpo e della mente, specie quando non si può ricondurre alle scelte dell’uomo? Ma ha a che fare col sacro anche la guarigione, che è un processo stupefacente, in cui la forza della vita mostra la sua forza prevalente e vince su ciò che frustra l’uomo. A chi rivolgersi per ottenere guarigione e ritornare ad una vita piena e gioiosa?
La malattia è pertanto una provocazione alla nostra capacità di sperare: la speranza che la malattia possa essere sconfitta, o almeno che la malattia mostri un vantaggio diverso e superiore alla stessa salute. È utile al proposito ricordare che la conversione di alcuni grandi santi, come Francesco d’Assisi e Ignazio di Loyola, è avvenuta a causa di una malattia, o che altri grandi figure, come Teresa di Lisieux, è stata proprio la malattia il contesto in cui si è compiuta la piena unione con il Signore.
Ha dunque un senso parlare di speranza nella malattia, nel presente anno giubilare. Nella Bolla di indizione, Spes non confundit, Papa Francesco dedica un passaggio importante ai malati e agli operatori sanitari.
Egli insegna che “segni di speranza andranno offerti agli ammalati, che si trovano a casa o in ospedale. Le loro sofferenze possano trovare sollievo nella vicinanza di persone che li visitano e nell’affetto che ricevono. Le opere di misericordia sono anche opere di speranza, che risvegliano nei cuori sentimenti di gratitudine”.
Continua chiedendo che “la gratitudine raggiunga tutti gli operatori sanitari i quali, in condizioni non di rado difficili, esercitano la loro missione con cura premurosa per le persone malate e più fragili”.
E conclude: “Non manchi l’attenzione inclusiva verso quanti, trovandosi in condizioni di vita particolarmente faticose, sperimentano la propria debolezza, specialmente se affetti da patologie o disabilità che limitano molto l’autonomia personale. La cura per loro è un inno alla dignità umana, un canto di speranza che richiede la coralità della società intera”.
Chiediamo al Signore in questo Giubileo la grazia di impegnarci a guarire il nostro ambiente, perché non possiamo illuderci di vivere sani in un mondo malato.
Chiediamo di operare a livello civile e politico perché la sanità gratuita e tempestiva sia ancora un’opportunità per tutti quanti vivono in Italia, senza distinzioni.
Chiediamo la grazia della guarigione, o – quando questo non accade – la grazia di unire alle sofferenze di Cristo la nostra sofferenza, e così consacrarla e darle un valore immenso. Così il nostro cuore dall’alba della speranza passerà al meriggio della pace.
Otranto, dalla Sede Arcivescovile, 27 gennaio 2025
+ Francesco Neri OFMCap
Arcivescovo